Miranda Cortes: l’evasione, la libertà, la sperimentazione del 18 Novembre 2021 su MEI

Ha raccolto ogni cosa contenesse il suo grandissimo bagaglio di cultura e di incontri musicali e lo ha rovesciato con arte e gusto dentro il suono libero di questo che per molti aspetti è il suo primo vero lavoro personale, identitario, foriero di personalità e anche di femminile fragilità. Si intitola “Il Coraggio”, opera strumentale di Miranda Cortes, musicista francese ormai naturalizzata italiana che affida alla fisarmonica e al Bandoneón la potenza della sua lirica… strumenti che in questa scena nostrana sono spesso associati a musicisti maschili. Un disco dentro cui vivono soluzioni orchestrali, dal tango alla tradizione popolare finanche, come ci dirà anche lei, al rock o alla canzone francese d’autore. E sottolineiamo la presenza della gran Maestra della Commedia dell’Arte, Eleonora Fuser, ad impreziosire questo video ufficiale che fotografa forse la parte meno sperimentale e più melodica di un brano visionario come “Cortango” – il tango della maschera. Perché “Il coraggio” è un disco che lascia poco appiglio alla normalità delle melodie e richiede immersione e richiede devozione, dove lo stilema si infrange e dove anche la più piccola previsione si rompe contro la salvifica libertà della sperimentazione. Anche questa è la ricchezza della scena indie italiana.

Miranda Cortes e questo che possiamo definire il tuo primo disco solista fatto, pensato e scritto in un certo modo?

Si, è il mio primo album fatto e firmato interamente con la mia penna sia come composizione che come direzione artistica. Ma se guardassimo la cronologia dei miei lavori discografici, questo sarebbe il decimo album. Ho registrato in precedenza altri lavori con musicisti differenti, alcuni di questi cd hanno anche dei miei brani come nell’album “Ndar” registrato con Rachele Colombo, oppure in “Ferme tes yeux” con La Frontera

Libertà è anche sinonimo di avanguardia secondo te?

Sono in stretta relazione. La Libertà si basa sulla conoscenza, sul pensiero critico e sulla ricerca. Nel primo Novecento l’Avanguardia si caratterizzò per la libertà di ricerca con Schoenberg, Stravinsky prima, e poi nel dopoguerra con la scuola di Darmstad, i grandi maestri come Maderna, Berio, Schaeffer, Boulez e molti altri, pozzi di conoscenza che utilizzarono la loro libertà creativa per innovare e guidare nuove tendenze musicali. L’avanguardia si opponeva all’industria culturale, dava spazio a nuovi linguaggi, offriva nuovi orizzonti sonori e non poneva il consenso del grande pubblico tra i suoi obiettivi….poi sappiamo com’è andata a finire…MI sarebbe piaciuto vivere la scena musicale di quegli anni, c’era un ‘effervescenza, una verità dell’essere in quello che si faceva che oggi non ritroviamo più.

Miranda Cortes: il coraggio e l’avanguardia del 17 Novembre 2021 su Blogmusic di Giancarlo Susa

Si intitola “Il Coraggio” questa grande prova d’artista di Miranda Cortes, musicista francese di stanza a Venezia che giunge grazie alla sempre puntuale attenzione della RadiciMusic ad una pubblicazione impegnativa e (se mi si concede il termine) definitiva in quanto a manifestazione di se. Un disco dentro cui la fisarmonica la fa da padrona, dentro cui è la contaminazione nella sua totale libertà primigenia a fungere da fulcro e da ispirazione per la trame del disco. Avanguardia in un senso nobile ed elegante, dal tango al rock passando (timidamente) per i suoni elettronici ma lasciando ovunque quel senso di reale e di istintivo. In rete campeggia il video di “Cortango”, un estratto del brano più esteso che troviamo dentro la tracklist ufficiale e che nel video ospita la regina della maschera italiana, Eleonora Fuser. Un lavoro dunque che par divenire un disco difficile, impegnativo, che richiede e pretende un ascolto privo di ottusa necessità del conosciuto. Evasione e immersione.

Io partirei dal concetto di maschera che campeggia dentro questo video… per te cosa significa?

Direi che La maschera rappresenta ciò che non ci è dato di sapere, dietro di lei potrebbe nascondersi di tutto, com’era in effetti la sua funzione rituale in origine quando le persone agivano senza essere riconosciute. Personalmente la considero inquietante per la sua immobilità, per la sua assenza di vita, una sorta di ipnosi mescolata alla paura. L’attrice Eleonora Fuser, un gran Maestro nella Commedia dell’Arte veneziana e una mia cara amica, è la protagonista indiscussa del video. Indossa la maschera della Strega, la prima maschera al femminile inventata dal lei negli anni ’80, quando la Commedia dell’Arte offriva nel suo repertorio solo maschere maschili. Il video ritrae l’incontro tra la Maschera e la Musica, insieme volteggiano, si annusano, si guardano e si conoscono.

E parlando di coraggio, prendendolo a prestito dal titolo di questo disco? Oggi cos’è il coraggio e cosa significa per te?

Il coraggio è il sale della vita, è saper fare un passo avanti, osare, saper navigare nelle burrasche degli oceani umani inseguendo la giustizia, l’onestà, l’amore per il prossimo, valori immutabili che dovrebbero guidare la nostra esistenza su questa pianeta. Altrimenti che senso avrebbe vivere? Sottrarsi da questa responsabilità umana non avrebbe senso. I papaveri rossi che ho scelto come copertina del mio cd sono un esempio di coraggio, perché sono piccoli fiori delicati piegati al vento, eppure con grande forza rimangono ben saldi al terreno.

Un disco come questo di Miranda Cortes è un disco di grande coraggio. La sperimentazione, la ricerca, lo studio… un linguaggio decisamente lontano dal mondo liquido di oggi. Tu come ti ci rapporti?

Come mi rapporto con il mondo di oggi? Sono molto scettica in generale, nel senso che i media di largo consumo hanno dimenticato da lungo tempo la funzione primaria per cui erano stati creati, ovvero quello di acculturare le menti con la ricerca, la conoscenza profonda delle cose… Ha vinto la Tv di Mediaset con lo svago ad ogni costo, la semplificazione, il livellamento dei gusti e questo accade non solo sul piano musicale ma in generale su tutti gli aspetti divulgativi. Pertanto chi fa ricerca oggi addentrandosi in linguaggi che chiedono ascolto viene etichettato come “difficile” oppure di “nicchia”,quando invece basterebbe un pochino di disponibilità in più per capire quello che si sta ascoltando… Che dire? Assolviamo il compito di sollecitare la curiosità altrui! Un disco come il mio può essere ascoltato da chi è curioso di conoscere al di la di tutto, e in fondo mantengo una speranza che possano essere in tanti…

Miranda Cortes, musicista e fisarmonicista

Miranda Cortes

Miranda Cortes: intervista radiofonica a Radio Highway61 con Massimo Ferro del 8 settembre 2021

    Miranda Cortes, musicista e fisarmonicista

    Miranda Cortes

    Miranda Cortes: un tempo per ogni cosa, 29 maggio 2021 di Patrizia Angeloni

    Il Coraggio: un titolo importante per l’ultimo album di Miranda Cortes pubblicato da pochi giorni dall’etichetta RadiciMusic Records; un lavoro fortemente identitario, così come rivela la presentazione dell’autrice: “Sono giunta alla soglia di un tempo che mi chiede di voler tirar fuori da me tutto ciò che ho imparato, ascoltato, suonato e digerito. Ho sempre amato scrivere nel silenzio poesia e musica; aspettavo di essere gravida di intuizioni oniriche e di visioni sonore policrome e questa sensazione è arrivata in modo decisivo nel 2020.

    Questo è il mio lavoro solistico dalla A alla Z. Protagonista la fisarmonica, ospiti il violoncello, il violino, la viola, la chitarra elettrica e l’elettronica.

    La mia composizione include anni di studi e di ricerche, questo lavoro è una sintesi e l’innovazione delle mie esperienze dalla musica classica alla nuova musica, dal rock al live electronics, dal tango al combat folk, dalle eterogenee e preziose tradizioni del Mediterraneo alla musica cantautorale francese di Jacques Brel”.

    Puoi raccontarci il tuo ultimo lavoro discografico? Innanzi tutto, cosa ti ha condotto a questa creazione solistica?

    Quarant’anni di musica nel cuore e nella mente! Molti miei scritti sono rimasti nel cassetto della scrivania, altre cose sono state pubblicate in album precedenti a seconda delle collaborazioni in corso. Ad esempio, Aquarium Venitien nel CD ‘Ndar in cui compare un invitato speciale, Gianni Coscia, una grande opportunità per la mia musica e per me. Nello stesso disco viene pubblicato Hypermarché – La nuit du Redentor, Marcelle B. dedicato a mia madre, altri brani come Muzar e L’oubli et le Papillon seppur depositati a quattro mani con la ricca collaborazione di Rachele, riflettono fondamentalmente la mia visione poetica e musicale. Da anni pensavo ad un progetto tutto mio e il 2020 è arrivato con forza, anno di confine, anno di profonda introspezione in cui ho deciso con fermezza di riversare al di fuori di me un mio mondo parallelo. Mi considero un artigiano dei suoni, materializzo il mio immaginario nel sonoro, realizzando composizioni in cui l’esser musicista diventa un’unica realtà con la poesia, la pittura, la danza, una realtà in continuo movimento davanti ai miei occhi. Una passeggiata, una preghiera, un cammino, un incontro, un ricordo sono gli stimoli del quotidiano, ma prima di tutto viene la mia ammirazione per un capolavoro artistico ineguagliabile: la creazione. Ho scelto un titolo forte per questo ultimo album, Il Coraggio, perché ritengo sia un principio di vita inesorabile con il quale dobbiamo fare i conti quotidianamente. Coraggio di amare incondizionatamente, coraggio di essere, coraggio di affrontare i grandi interrogativi dell’esistenza e le burrasche dei nostri oceani interiori. Non è stato facile compiere tutta la fase di registrazione in studio, le restrizioni “sanitarie” non hanno certo aiutato gli interventi dei musicisti ospitati in alcuni brani. E parlando degli “invitati” li presento: il violoncellista Emanuele Praticelli di Padova; due strepitosi compagni di tanti viaggi musicali, Michele Pucci e Michele Sguotti del quartetto La Frontera, insieme abbiamo lavorato intensamente sulla ricerca e lo studio delle musiche tradizionali del Mediterraneo; il compositore Simone Faliva, con cui ho condiviso il brano La Terre et le Ciel, brano di sperimentazione con voce, fisarmonica e elettronica.

    Qualche dettaglio sul CD e sui brani che hai scritto?

    I brani sono nove come settembre, il mio mese. La copertina del CD è stupenda, cercavo un ritratto di bellezze floreali e il fotografo, Mario Lunetti, mi propose questa magia, degli splendidi papaveri rossi del campo in uno sfondo grigio scuro. Guardo spesso questi piccoli fiori, delicati, potrebbero essere spazzati via in un attimo, ma le loro radici ben salde nel terreno mostrano tutta la loro forza e il loro coraggio. Guardo anche gli essere umani, che non posso definire diversamente che un’ombra, brillano troppo spesso per la loro malvagità e il nostro futuro appare incerto. Ogni composizione entra in questa bellezza e in questa incertezza, ognuna riflette la luce e l’ombra. Sempre e La Terre et le Ciel, che aprono e chiudono l’album, rappresentano l’Inizio e la fine della mia poetica e in entrambi compare lo stesso refrain strumentale. In Sempre ho voluto riservare un posto d’onore alla mia fisarmonica, protagonista per la sua enorme forza espressiva, che racchiude in sé la fonte della vita: il Respiro. I suoni lunghi, dilatati prendono forma con il movimento del corpo nell’aprire e nel chiudere il mantice, un incantesimo in cui ci si sente avvolti da una massa sonora densa, traboccante di armonici, come solo lo strumento a mantice può regalare. La Terre et le Ciel, con la sperimentazione elettronica, si ispira al mio studio della musica contemporanea, aspetto che traspare anche in altri brani dell’album come Cortango e il Treno, e raffigura la ricerca dell’individuo nei passi della vita. Prière dans la nuit per voce e quartetto d’archi racconta le mie passeggiate notturne nella mia città, da Rio Marin a San Marco contemplo il tempo che qui si è fermato e il mio pensiero diventa preghiera…; Le diable ça va è un omaggio al cantautore Jacques Brel, una mia rielaborazione del suo primo successo, che, a distanza di settant’anni, descrive perfettamente il nostro presente e poi Valse Lunaire, Promenade, Le Tarn…

    Quanto ha inciso il luogo in cui abiti nel tuo modo di scrivere?

    Potrei dire i luoghi…. La Francia, dove sono cresciuta, per la sua multiculturalità, l’essere a contatto sin dalla prima infanzia con compagni di origine africana, antillese, maghrebina, italiani, portoghesi, il suono della loro lingua, andare al mercato e trovare le bancarelle con la loro musica e le cassette (oggi reliquie) che regolarmente compravo… tanti mondi sonori nella mia testa. L’altopiano di Asiago, una casetta di montagna a 1057 metri di altezza, il silenzio, la neve, l’estate breve e ventosa, la bellezza impareggiabile della natura e l’incontro con il suo Creatore. Il luogo in cui abitavo mi permetteva di avere una visuale panoramica straordinaria, quando il vento spazzolava bene l’aria, potevo scorgere l’orizzonte acqueo della laguna veneziana. Venezia, meraviglia che non si finisce mai di contemplare. Mi sorprendo sempre della capacità umana nel saper costruire con le proprie mani magnificenza, ma non finisce qui: lo specchio lagunare in cui Venezia vive è spettacolare, i colori, i riflessi continuamente diversi catturano l’occhio, la mente e lo spirito. Contemplo sempre il sottile confine tra l’acqua e il cielo, una linea di contatto verso l’Ineffabile. Devo dire che le foto di Mario Lunetti nel video promo dell’album e nel mio CD evocano con chiarezza l’incantesimo veneziano e, in generale, il prodigio del Creato. Questi luoghi sono capisaldi di creatività nella mia scrittura musicale.

    Quali sono le tappe del tuo percorso di vita, musicale e non solo, che consideri fondamentali? Quali le trasformazioni che hanno suscitato e quali i cambi di prospettiva?

    Domanda impegnativa… Ho percorso varie tappe in modo abbastanza originale, perché ogni volta queste tappe sono state delle virate di bordo per tagliare l’onda inquieta del mio mare interiore. Una continua volontà di ricerca che mi caratterizza sin dalla tenera età. Una prima tappa formativa è stata la mia famiglia nel periodo dell’infanzia. In casa avevo tre fratelli più grandi e due muse, mia sorella più grande di me di quasi sedici anni e mia madre, entrambe frizzanti, caleidoscopiche, entrambe “pazze” per la musica e per il ballo. Il loro canto risuonava in tutte le pareti della casa, ma anche le risate, sonore, spontanee. Entrambe mi fecero inconsapevolmente un gran regalo, glissarono nel mio cuore una relazione speciale con il mondo dei suoni che poi entrarono nel mio studio quotidiano con la fisarmonica dagli otto anni in poi. Un’altra tappa è stata più avanti nel tempo, quando feci l’incontro della cultura underground. Tutto derivò da quella mia consueta e incontenibile curiosità! Sin da piccolissima adoravo frugare nell’armadio di mia sorella e farmi comprare dai miei genitori o fratelli dei 45 giri o 33 giri di band straniere che sentivo in radio o vedevo in TV, e così per tutti gli anni a seguire. Verso i miei diciassette anni avevo una sfrenata voglia di scoprire ciò che non si sentiva dappertutto. Gli anni Ottanta avevano prodotto tendenze giovanili successive al movimento punk del decennio precedente, parecchio innovative e in particolar modo nell’underground musicale in cui circolava generalmente musica autoprodotta e distribuita da piccole etichette indipendenti. Tra fine anni Ottanta e anni Novanta c’era un fervore culturale forte, l’underground offriva vigorose opportunità per nuove produzioni musicali, potremmo dire anche di sperimentazione. Nella mia città c’era un piccolo negoziante di vinili e CD molto fornito di musica indipendente UK e tedesca, Nord Europa, in parte degli USA. Lì potevo scoprire di tutto. Così, per un po’ di tempo, la mia fisarmonica prese un periodo di riposo, il mio nuovo orizzonte era ascoltare, vedere, fare musica con altri strumenti, frequentare questi circuiti in Francia, Germania, Italia. Nel frattempo, si era sparsa la voce che suonavo la fisarmonica e varie formazioni mi chiamarono. La mia pausa meditativa non aveva compromesso le mie capacità esecutive, anzi, sentivo bene lo strumento sotto le mie dita e la forza del mantice con maggiore chiarezza. Era stimolante e mi sentivo più motivata di prima, essere fisarmonicista era una carta in più! Una terza tappa avviene fine anni Novanta, ormai abitavo in Italia. Dopo molti concerti con musicisti formidabili, riprendo i miei studi accademici. Per una fortuita coincidenza incontro Francesco Visentin, successivamente Patrizia Angeloni e scopro la fisarmonica da concerto. Con entusiasmo studio, mi diplomo una prima volta e poi una seconda. Parallelamente, m’interesso di etnomusicologia, in particolare delle tradizioni appartenenti all’area del Mediterraneo, incontro il mondo del teatro e suono per varie produzioni teatrali. Una somma di incontri significativi hanno attraversato la mia strada, e tutti hanno acceso nella mia mente molti riflettori musicali, creando quella versatilità di cui non posso fare a meno.

    Puoi descrivere la tua relazione con la fisarmonica?

    Una relazione felice! Ho sempre dichiarato che lei è il mio vestito, ma confesso che in certi momenti è subentrata anche la collera, soprattutto per gli spostamenti a Venezia o fuori da Venezia, non avere l’auto sotto casa fa la differenza… Scherzi a parte, il rapporto è sempre stato scorrevole, amo suonare la fisarmonica da sempre e l’ho sempre fatto con grande facilità dagli anni della formazione in poi. Mi fa sorridere il ricordo colorato dei vari strumenti che ho abbracciato negli anni: la prima, una Fratelli Crosio argento paillettes bellissima, la seconda una Lucchini blu, per i miei studi classici una Zerosette nera sostituita poi da una Borsini nera. Nel frattempo, un regalo di mio fratello, una Zerosette rossa con un leggero velo di paillette, una piccola Todaro nera a note singole a sinistra, uno strumentino leggero da battaglia. Riconosco che la fisarmonica da concerto offre tante possibilità, repertori stimolanti dalla letteratura antica alla musica contemporanea, un ampio spettro sonoro, un immaginario ricco di creatività sapendolo gestire con arte, è efficace per la composizione quanto il pianoforte, ma non ho mai voluto mitizzare il mio strumento. Ascoltare i suoi interpreti con attenzione e interesse, sì, magari con maggior intensità in periodi circoscritti, ma più di tutto prediligo comprendere e conoscere tutti gli strumenti, capire le differenze timbriche, le possibilità esecutive, la pluralità dei repertori, come ho avuto modo di raccontare nelle mie esperienze. La ritengo un meraviglioso mezzo sonoro per esprimermi con capacità e ne sono felice; al tempo stesso, sento il bisogno di vagare anche altrove… suonare più strumenti in generi differenti mi nutre mentalmente ed è utile capire le differenti prassi esecutive per comporre.

    Sembra sempre più difficile poter essere musicista al giorno d’oggi. Qual è la tua impressione?

    Possiamo dare le solite risposte che conosciamo a memoria, ma io andrei ancora più in fondo. In questa fase storica, molte cose sono diventate finalmente trasparenti: la funzione dell’arte è stata chiarita una volta per tutte a voce alta, ovvero NULLA, azzerata, questo è il valore che le è stato riconosciuto, sprangata nel nome di una sicurezza, ovvero quella di svuotare totalmente i luoghi di riflessione culturale e le vie delle città, allorché alternative adeguate potevano essere individuate. Nemmeno nel maggio 1945, durante il bombardamento dell’Armata Rossa sulla capitale tedesca, l’orchestra filarmonica di Berlino interruppe la sua esecuzione della Sinfonia n.5 di Ludwig Van Beethoven che stava eseguendo nella sala Radio della capitale. Difficile riconoscere la ragione d’esser musicista oggi in questo contesto… un mercato oligopolistico che monetizza ogni aspetto della vita e detta le regole di sopravvivenza, non verso il merito, ma verso la produttività, verso il frastuono, verso una sterilità di contenuti e di stili. II denaro ci ha asservito. Viviamo un galoppo in accelerazione inarrestabile, con un’industria culturale imperante che spalma a furia di mass media un condizionamento a tappeto e io posso dire che proprio per questo ho il desiderio di fare arte più di prima, per reagire a quanto sta accadendo. Se facciamo due passi indietro, nell’etimologia troviamo il significato della parola arte come Tekhnè dal greco (τεχνη), ovvero abilità manuale e artigianale che in sé implica anche la creazione in quanto innovazione, la ricerca del bello. Basta guardare il Rinascimento italiano e non solo… Pertanto, una riflessione deontologica (chi siamo, cosa fare oggi) non sarebbe fuori luogo. Venga pure la funzione aggregativa, ma se avvenisse in nome dell’elevazione delle menti e non del loro abbrutimento, probabilmente andremmo verso un mondo migliore. E per quanto riguarda i concerti on line, personalmente non ne vedo il senso, suonare non può esistere senza gli sguardi, i sorrisi, gli applausi, i respiri, i corpi e i commenti estemporanei della gente. Qualcuno dice che per creare dobbiamo “tornare nelle cantine” e io aggiungo “tornare sulle strade a suonare” per sentirci vivi e relazionarci con la gente.

    Miranda Cortes, musicista e fisarmonicista

    Miranda Cortes

    Strumenti e Musica, periodico degli strumenti musicali & della musica, n.13 Dicembre 2010. "Miranda Cortes. Vive l'accordéon!" di Patrizia Angeloni.

    Una cascata di capelli rossi ricade sul mantice; lo sguardo e il sorriso molto rivelano e molto altro lasciano presagire mentre la gestualitá strumentale racconta un viaggio senza sosta attraverso le pieghe della musica.

    Non è la solita figura femminile che, ahimè, dagli spot pubblicitari ammicca verso i nostri occhi ormai assuefatti e indifferenti. E' Miranda Cortes, musicista francese dalla poliedrica professionalitá: fisarmonicista (che non disdegna altri strumenti), cantante, improvvisatrice, compositrice, attrice.

    La incontriamo sui palchi di mezzo mondo come leader de LA FRONTERA, il gruppo di world music che ha fondato nel 2001 e con cui ha inciso diversi dischi; non è raro riconoscerla in una di quelle sessioni di improvvisazioni tanto care ai musicisti che, in ogni dove, improvvisando senza pronunciare una sola parola, si incontrano si conoscono e si dicono arrivederci a chissá quando; la ritroviamo in una molteplicitá di organici strumentali, spaziando in modo decisamente personale tra il blues, swing, klezmer, ska, tango, ritmiche mediorientali ed etniche in genere.

    In contesti in cui la Musica è sempre la vera protagonista, la Cortes colloca la fisarmonica in un ruolo primario anche quando corale, consegnandole una veste lontana dalla mera nota di colore che troppo spesso nella world music risulta tanto suadente quanto marginale. Ma non è difficile ascoltare Miranda Cortes anche come fisarmonicista impegnata in un programma solistico di musica "colta", o in teatro, in collaborazioni con poeti e scrittori, o scorgere la sua tacita presenza come discente in uno dei tanti corsi che risponde al suo desiderio di imparare ancora.

    Un percorso artistico e professionale fuori dagli schemi, chiaramente animato da una sorta di continua ricerca e sorretto da una solida preparazione musicale e culturale; una versatilitá e una presenza musicale di rara originalitá, riconosciute più volte dalla critica insieme a quel grande carisma che facilmente si attribuisce ad una fascinosa presenza scenica ma che affonda le sue vere radici nella autenticitá della esperienza umana e musicale.

    Musicista, cantante, attrice: come si forma Miranda Cortes? Riconosci una formazione "altra" rispetto ai cosidetti studi accademici? (intenderei chiedere quali sono gli studi compiuti, formalizzati e non da un titolo di studio e poi cosa riconosci come formativo del pensiero, della persona e della professionalitá nella globalitá della tua esperienza).

    A mio parere la formazione musicale di una persona non è una questione di standard "accademici" o "non accademici", ognuno di noi è il risultato di incontri e di apprendimenti, che possono aver spianato una strada creativa- artistica oppure possono averla sotterrata. Chi ha avuto l'opportunitá sin da piccolo di stare con delle persone o in situazioni ricche di stimoli, d'incoraggiamento alla ricerca della propria identitá, ha inevitabilmente arricchito e formato il proprio bagaglio culturale, esistenziale,conoscitivo e artistico e la musica ha trovato un suo posto.

    Spesso è una questione di fortuna e/o di soldi, non è poetico dirlo ma è una constatazione.

    La mia formazione musicale ? Mah, molto sinuosa direi, ho iniziato a 8 anni e interrotto a 16 , per tante ragioni, poi ho continuato a mantenere un connessione molto forte, anzi più forte di prima, con la musica in genere, cioè con tutto quello che poteva capitarmi sotto le mani. A 20 anni ho conosciuto una formazione che ha illuminato il mio sentire l' "oggetto fisarmonica" e mi ha ridato voglia di suonare : Les Negresses Vertes, un gruppo parigino pop-gitano (difficile definire il genere), dove la fisarmonica oltre ad essere protagonista, aveva un suono bellissimo, un suono diverso dal solito.

    Questo è stato il mio trampolino di lancio per ricominciare a suonare, e sono iniziati per gioco dei ritrovi con amici, tante esperienze diverse, finchè l'impegno musicale è diventato sempre più organizzato. Ho avuto l'opportunitá di suonare con molti musicisti in varie formazioni folk, pop, rock, cantautoriale,etnico e ad un certo momento ho pensato che mi mancava un tassello per completare ilmio quadro e quindi ( dopo un po' di anni) mi sono diplomata in fisarmonica classica.

    Nel frattempo ho continuato a sperimentare vari linguaggi musicali tramite varie collaborazioni, tra cui anche quello teatrale con Ivano Marescotti, Giorgio Fabbris, Giuseppe Gentile.

    Dal 2009 con Armando Carrara stiamo portando in giro uno spettacolo prodotto dalla Compagnia teatrale La Piccionaia, in cui suono, recito e canto. La voce è un altra passione che mi sta catturando sempre di più, ma forse è meglio fermarsi qui...

    Quali sono le radici della tua passione per la fisarmonica?

    Nessuna, ovvero il mio debutto musicale non si ricollega alla passione per la fisarmonica; un bel giorno mio padre venne da me e mi disse "abbiamo deciso che comincerai a studiare la musica, quale strumento vuoi imparare, puoi scegliere il pianoforte o la fisarmonica, però la fisarmonica ce l'abbiamo giá!".

    Io non conoscevo la differenza tra questi due strumenti, ma visto che tutti e due rimandavano ad una cosa che mi piaceva molto, la musica, acconsentii benevolmente per la fisarmonica. In fondo passavo delle ore a ballare, ballare da sola, per il piacere di muovermi con il ritmo, utilizzavo tutta la musica che trovavo in casa, i dischi dei miei fratelli, di mia sorella maggiore, chiedevo ai miei genitori di comprare i dischi dei gruppi che passavano in TV , i Supertramp, il funky americano, e poi mi scatenavo davanti allo specchio.

    Mia madre e mia sorella cantavano spesso canzoni francesi , mia madre era innamorata di un gruppo "straniero" i "Boney M" e non conoscendo l' inglese, chiedeva a me di cantare le loro canzoni simulando il suono delle parole. Mi sembrava strano, ma per farla contenta, lo facevo. Quindi diciamo che sin dall'inizio ho avuto una forte passione per la musica in genere , non in particolare per la fisarmonica.

    Miranda Cortes, musicista e fisarmonicista

    Miranda Cortes

    I tuoi programmi musicali si basano su un repertorio molto ampio che attraversa diversi stili e generi musicali. C'è un filo rosso che unisce questa varietá? E allora: cos'è la Musica per Miranda Cortes?

    Si, ora posso rispondere che il filo rosso sono io, cioè la mia identitá.... dico ora, perchè non è stato automatico capire questa cosa. Ci sono stati dei momenti in cui consideravo la fisarmonica il filo conduttore, infatti soprattutto nei concerti solistici ho sempre tentato di proporre un repertorio che facesse conoscere le molte facce di questo strumento, inserendo sia brani di trascrizione classica, musica contemporanea, variété.

    Oggi sono convinta che la fisarmonica sia un vestito, mi consente di accedere al mondo dei suoni e di esprimermi con esso. Ma gli strumenti sono un mezzo, sono degli oggetti utili per comunicare con il linguaggio dei suoni, niente di più ; la musica è nella testa, non nell'oggetto. Per questo ritengo sia utile una certa poliedricitá strumentale, fare in modo che le persone possano suonare più di uno strumento e che possano avere un contatto fisico con esperienze strumentali diverse.

    Quindi che cos'è la musica ? qualcuno ha detto: " è un gioco di bambini", tutto sommato confermo, la musica è un continuo gioco di esplorazioni, di ricerca, è una terapia psicologica e fisica, è un'esigenza profonda che tutti noi portiamo dentro.

    La frequentazione di generi musicali diversi richiede un uso diverso dello stesso strumento. Un incontro o uno scontro?

    Dipende dalla persona e dall'umore della giornata.... la pratica di generi diversi rappresenta una fonte di ricchezza inestimabile per il musicista, che in questo modo è obbligato a sforzarsi e a sviluppare una sensibilitá e un ascolto molto attento ai contesti sonori dove si ritrova.

    E' come parlare il francese, l'inglese, lo spagnolo, il tedesco, il fiammingo e l'arabo. Anche lo strumento viene utilizzato in modo diverso a seconda di quello che si suona, ma non in virtù di chissá quali difficili tecniche , ma di un pensiero musicale con una certa direzione da seguire. Il resto va da sé. Questo significa mettersi in gioco, scontrarsi per incontrare quello che non si conosce e provare a sperimentarlo, anche se succede una catastrofe.

    Diventa uno scontro vero e proprio quando la specializzazione di una persona in un unico genere lo vincola al punto tale da non aver più la flessibilitá e quindi la capacitá di incontrare altri stili e di modificare il proprio modo di suonare e l'utilizzo dello strumento.

    Mi viene in mente un musicista classico standard vincolato a partiture, un jazzista che non sa suonare altro che il jazz, un musicista rock che non va oltre il rock e così via. Intendo dire che la musica di per sé non è a compartimenti stagni, ma è unica, universale, il mondo dei suoni è a disposizione di tutti, sta a noi saper "navigare" in mezzo a questi suoni senza contratture mentali e fisiche e saperli combinare. Questo non significa che un musicista non maturi la giusta ragione di scegliere un certo ambito musicale piuttosto che un altro per motivi x, ma dovrebbe essere un passo successivo, ovvero il risultato consapevole di un percorso, di un'esplorazione sonora e strumentale e non una selezione a priori, e quindi inconsapevole.

    Miranda Cortes, musicista e fisarmonicista

    Miranda Cortes

    Raramente nelle tue performance, manca l' "improvvisazione"

    Anzi c'è sempre di più! l'improvvisazione è una pratica molto antica della storia musicale umana, per me rappresenta un mezzo per poter essere e stare nella musica, un modo per presentarmi e per parlare con me stessa e con l'ascoltatore. Di solito inizio da un tema conosciuto o anche no, poco importa, e poi mi lascio andare, con un sentimento giocoso del vedere cosa succede. Per questo motivo le mie improvvisazioni musicali non richiamano esplicitamente un codice musicale piuttosto che un altro, è un momento personale nel quale chiacchero con i suoni.

    Nel 2001 nasce La Frontera, gruppo musicale di cui sei fondatrice: qual è la vostra proposta musicale e la sua evoluzione?

    Si, ho messo in piedi questa formazione perchè avevo voglia di condividere con altre persone la mia voglia di ricerca sonora, e ho incontrato dei musicisti veramente molto bravi che hanno saputo incentivare questa finalitá. I primi 2 Cd che abbiamo registrato insieme, "La musica dei Popoli" e "Mar Bianco" sono il frutto delle nostre ricerche etnomusicali; con il primo album abbiamo indagato le sonoritá sudamericane, celtiche, balcaniche, con il secondo abbiamo approfondito in modo particolare la musica mediorientale dell'area maghrebina e del vicino Oriente. Il terzo Cd "Ferme tes yeux" ( che significa: Chiudi i tuoi occhi) tratta ancora la ricerca musicale mediorientale , per la quale ci eravamo appassionati in modo particolare, ma vede anche l'inserimento di brani originali scritti da me e dal chitarrista Michele Pucci. Sempre per un proposito di ricerca , in questo cd, abbiamo inserito la collaborazione di Ferdinando Ravazzolo, in arte Efer-Dee, per la contaminazione di sonoritá e loops elettronici. Diciamo che la ricerca è stata fondamentale nell'evoluzione di questa formazione; il conoscere culture musicali differenti ci ha permesso di sviluppare una forte agilitá musicale e allo stesso tempo un'intensa originalitá , che sempre di più ci stimola a scrivere composizioni nostre.

    Come si costruisce il tuo repertorio etnico? (ricerca e/o riproduzione, filologia possibile o no, e tutto quello che c'è e che ti va di dire)

    Posso dire che il mio desiderio di conoscere e approfondire culture musicali differenti abbia influenzato il mio repertorio musicale. Tutto questo risale al contesto multietnico nel quale sono cresciuta; abitavo in Francia e fino agli anni dell'Universitá le mie amicizie erano legate a persone provenienti dal Congo, dal Senegal,dalle Antille, dall'Algeria, Marocco, Tunisia, Grecia, e così via.... Sono sempre stata a contatto con la multiculturalitá, e devo dire che quando mi sono trasferita in Veneto questo aspetto mi è mancato. Nei repertori che abbiamo preso in considerazione la fisarmonica c'era e non c'era. Laddove era presente, naturalmente la comprensione e l'assimilazione del fraseggio musicale è stato più accessibile. Nella musica mediorientale ho dovuto dedicarmi ad un lavoro più laborioso di riarrangiamenti soprattutto per i brani antichi suonati con strumenti tradizionali. Nel Maghreb e in Medioriente in genere, la fisarmonica venne utilizzata nella musica Ra?, cioè dagli anni '60 in poi, ma non è uno strumento protagonista come il violino, l "oud", le percussioni il flauto. Comunque, per una questione di coerenza ,con "La Frontera" non abbiamo fatto un lavoro di imitazione del materiale analizzato, il nostro obiettivo non era la filologia, perchè non sarebbe stato coerente con la nostra matrice culturale occidentale, cioè con le nostre identitá. Perciò spesso nei brani compare anche una nostra personale rielaborazione derivata dalla nostra formazione culturale e musicale.

    Miranda Cortes, musicista e fisarmonicista

    Miranda Cortes

    Che relazione c'è tra la fisarmonica e le culture musicali del Mediterraneo?

    La fisarmonica è giá presente in molte culture musicali del Mediterraneo, laddove non compare non è un grande problema perché la versatilitá timbrica e sonora di questo strumento gli permette di inserirsi agevolmente dappertutto.

    Ritieni possibile e credibile - e come - l'esecuzione di un repertorio appartenente a culture diverse da quella di appartenenza?

    Per quanto mi riguarda tutto è possibile...... comunque hai toccato un tasto interessante. Nella mia esperienza personale di musicista e con i La Frontera ho voluto sperimentare e capire questo aspetto. Qualsiasi musicista può immergersi in una cultura musicale cogliendone stile, tecniche, espressivitá, e in questo senso gli diventa possibile acquisire una certa confidenza musicale e grandi soddisfazioni. Si interpone però il fattore identitá, del dove siamo nati e dove siamo cresciuti. Per fare un esempio, un musicista flamenco italiano, pur nella sua bravura , non suonerá mai come un musicista flamenco gitano. La musica che ascoltiamo sin dai primi anni vita ci rimane scolpita nella mente. Però è anche giusto che sia così, altrimenti saremmo dei replicanti ; ognuno esprime con le proprie capacitá anche la cultura dalla quale proviene, e per questo motivo ognuno nella sua unicitá ha qualcosa da dire e diventa motivo d'interesse credibile.

    Nel progetto musicale che chiami MirMusette, Omaggio a Jo Privat, viene rievocata la effervescente atmosfera della Parigi degli anni '40 e '50. Vorresti raccontarcela? E come si articola il tuo programma musicale in questa rievocazione?

    E' il periodo d'Oro dell'Accordéon in Francia, Parigi era piena di locali, localetti, ogni luogo aveva le sue orchestre: fisarmonicisti con contrabbassisti, chitarristi manouche, violinisti, un periodo colmo di musica. Jo Privat, ma non solo lui, era un fisarmonicista celebre di quel periodo ,suonava anche con Django Reinhardt e continuò fino agli anni 70. Era un pioniere del Jazzmusette, cioè il ballo popolare musette contaminato dal jazz americano. Poi c'erano i "chansonniers" esistenzialisti come Piaf, Juliette Gréco, J.Brel, Brassens, Gainsbourg. Io sono molto affascinata da quel periodo perchè rievoca in un qualche modo una ereditá famigliare e anche un momento storico , nel quale le persone avevano voglia di incontrarsi per fare qualcosa insieme e ogni forma creativa trovava il suo spazio. Quando suono questo repertorio alterno sia brani strumentali che cantati e rievoco quell'atmosfera.

    La tua intensa attivitá concertistica ti porta ad incontrare un pubblico molteplice, per gusti musicali e provenienza culturale. E' sempre possibile quella comunicazione diretta e profonda che la buona riuscita di ogni concerto richiede?

    Il bello è che non si sa mai a che cosa si va incontro! Però un criterio fondamentale esiste: occorre stabilire una relazione con il pubblico, per questo il musicista diventa il tramite tra informazioni sonore e ascoltatori e ha la responsabilitá di favorire un ascolto attivo, una partecipazione degli spettatori. La partecipazione può essere pluriforme, suscitare sentimenti di consenso o di dissenso, l'importante è che non produca noia e sonnolenza, ovvero indifferenza. Quando le persone vengono a complimentarsi con me alla fine dei miei concerti, m'interessa capire se è avvenuto questo meccanismo e chi mi dice : "sembrava che la fisarmonica parlasse" mi rende felice. Di per sé il musicista o il compositore è figlio del suo tempo, non inventa niente, lui non fa altro che combinare, contaminare quello che c'è giá e trasmettere. Diceva bene Lavoisier "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma".

    Progetti in preparazione?

    I progetti ce ne sono......sono diversi sia in ambito musicale che in ambito didattico. Sto preparando una pubblicazione didattica che permetta di avvicinare il percorso formativo dei più giovani a culture musicali diverse da quella classica-contemporanea, in modo da proporre ai giovani musicisti una più ampia scelta di apprendimenti tecnici espressivi. Dal punto di vista musicale ho scritto dei brani strumentali e cantati che vorrei riuscire a pubblicare in un Cd appena possibile ; dovrebbe uscire tra poco il disco che ho registrato con la mia compagna di viaggi Marianne Wade, violinista, è un duo al quale tengo in modo particolare perchè abbiamo sviluppato una speciale complicitá musicale. Insieme esploriamo il repertorio di confine tra trascrizione classica e dominio pubblico. Infine con il compositore di musica elettronica Ferdinando Ravazzolo stiamo lavorando insieme ad un nuovo cd.