Miranda Cortes, musicista e fisarmonicista

Miranda Cortes

Strumenti e Musica, periodico degli strumenti musicali & della musica, n.13 Dicembre 2010. "Miranda Cortes. Vive l'accordéon!" di Patrizia Angeloni.

Una cascata di capelli rossi ricade sul mantice; lo sguardo e il sorriso molto rivelano e molto altro lasciano presagire mentre la gestualitá strumentale racconta un viaggio senza sosta attraverso le pieghe della musica.

Non è la solita figura femminile che, ahimè, dagli spot pubblicitari ammicca verso i nostri occhi ormai assuefatti e indifferenti. E' Miranda Cortes, musicista francese dalla poliedrica professionalitá: fisarmonicista (che non disdegna altri strumenti), cantante, improvvisatrice, compositrice, attrice.

La incontriamo sui palchi di mezzo mondo come leader de LA FRONTERA, il gruppo di world music che ha fondato nel 2001 e con cui ha inciso diversi dischi; non è raro riconoscerla in una di quelle sessioni di improvvisazioni tanto care ai musicisti che, in ogni dove, improvvisando senza pronunciare una sola parola, si incontrano si conoscono e si dicono arrivederci a chissá quando; la ritroviamo in una molteplicitá di organici strumentali, spaziando in modo decisamente personale tra il blues, swing, klezmer, ska, tango, ritmiche mediorientali ed etniche in genere.

In contesti in cui la Musica è sempre la vera protagonista, la Cortes colloca la fisarmonica in un ruolo primario anche quando corale, consegnandole una veste lontana dalla mera nota di colore che troppo spesso nella world music risulta tanto suadente quanto marginale. Ma non è difficile ascoltare Miranda Cortes anche come fisarmonicista impegnata in un programma solistico di musica "colta", o in teatro, in collaborazioni con poeti e scrittori, o scorgere la sua tacita presenza come discente in uno dei tanti corsi che risponde al suo desiderio di imparare ancora.

Un percorso artistico e professionale fuori dagli schemi, chiaramente animato da una sorta di continua ricerca e sorretto da una solida preparazione musicale e culturale; una versatilitá e una presenza musicale di rara originalitá, riconosciute più volte dalla critica insieme a quel grande carisma che facilmente si attribuisce ad una fascinosa presenza scenica ma che affonda le sue vere radici nella autenticitá della esperienza umana e musicale.

Musicista, cantante, attrice: come si forma Miranda Cortes? Riconosci una formazione "altra" rispetto ai cosidetti studi accademici? (intenderei chiedere quali sono gli studi compiuti, formalizzati e non da un titolo di studio e poi cosa riconosci come formativo del pensiero, della persona e della professionalitá nella globalitá della tua esperienza).

A mio parere la formazione musicale di una persona non è una questione di standard "accademici" o "non accademici", ognuno di noi è il risultato di incontri e di apprendimenti, che possono aver spianato una strada creativa- artistica oppure possono averla sotterrata. Chi ha avuto l'opportunitá sin da piccolo di stare con delle persone o in situazioni ricche di stimoli, d'incoraggiamento alla ricerca della propria identitá, ha inevitabilmente arricchito e formato il proprio bagaglio culturale, esistenziale,conoscitivo e artistico e la musica ha trovato un suo posto.

Spesso è una questione di fortuna e/o di soldi, non è poetico dirlo ma è una constatazione.

La mia formazione musicale ? Mah, molto sinuosa direi, ho iniziato a 8 anni e interrotto a 16 , per tante ragioni, poi ho continuato a mantenere un connessione molto forte, anzi più forte di prima, con la musica in genere, cioè con tutto quello che poteva capitarmi sotto le mani. A 20 anni ho conosciuto una formazione che ha illuminato il mio sentire l' "oggetto fisarmonica" e mi ha ridato voglia di suonare : Les Negresses Vertes, un gruppo parigino pop-gitano (difficile definire il genere), dove la fisarmonica oltre ad essere protagonista, aveva un suono bellissimo, un suono diverso dal solito.

Questo è stato il mio trampolino di lancio per ricominciare a suonare, e sono iniziati per gioco dei ritrovi con amici, tante esperienze diverse, finchè l'impegno musicale è diventato sempre più organizzato. Ho avuto l'opportunitá di suonare con molti musicisti in varie formazioni folk, pop, rock, cantautoriale,etnico e ad un certo momento ho pensato che mi mancava un tassello per completare ilmio quadro e quindi ( dopo un po' di anni) mi sono diplomata in fisarmonica classica.

Nel frattempo ho continuato a sperimentare vari linguaggi musicali tramite varie collaborazioni, tra cui anche quello teatrale con Ivano Marescotti, Giorgio Fabbris, Giuseppe Gentile.

Dal 2009 con Armando Carrara stiamo portando in giro uno spettacolo prodotto dalla Compagnia teatrale La Piccionaia, in cui suono, recito e canto. La voce è un altra passione che mi sta catturando sempre di più, ma forse è meglio fermarsi qui...

Quali sono le radici della tua passione per la fisarmonica?

Nessuna, ovvero il mio debutto musicale non si ricollega alla passione per la fisarmonica; un bel giorno mio padre venne da me e mi disse "abbiamo deciso che comincerai a studiare la musica, quale strumento vuoi imparare, puoi scegliere il pianoforte o la fisarmonica, però la fisarmonica ce l'abbiamo giá!".

Io non conoscevo la differenza tra questi due strumenti, ma visto che tutti e due rimandavano ad una cosa che mi piaceva molto, la musica, acconsentii benevolmente per la fisarmonica. In fondo passavo delle ore a ballare, ballare da sola, per il piacere di muovermi con il ritmo, utilizzavo tutta la musica che trovavo in casa, i dischi dei miei fratelli, di mia sorella maggiore, chiedevo ai miei genitori di comprare i dischi dei gruppi che passavano in TV , i Supertramp, il funky americano, e poi mi scatenavo davanti allo specchio.

Mia madre e mia sorella cantavano spesso canzoni francesi , mia madre era innamorata di un gruppo "straniero" i "Boney M" e non conoscendo l' inglese, chiedeva a me di cantare le loro canzoni simulando il suono delle parole. Mi sembrava strano, ma per farla contenta, lo facevo. Quindi diciamo che sin dall'inizio ho avuto una forte passione per la musica in genere , non in particolare per la fisarmonica.

Miranda Cortes, musicista e fisarmonicista

Miranda Cortes

I tuoi programmi musicali si basano su un repertorio molto ampio che attraversa diversi stili e generi musicali. C'è un filo rosso che unisce questa varietá? E allora: cos'è la Musica per Miranda Cortes?

Si, ora posso rispondere che il filo rosso sono io, cioè la mia identitá.... dico ora, perchè non è stato automatico capire questa cosa. Ci sono stati dei momenti in cui consideravo la fisarmonica il filo conduttore, infatti soprattutto nei concerti solistici ho sempre tentato di proporre un repertorio che facesse conoscere le molte facce di questo strumento, inserendo sia brani di trascrizione classica, musica contemporanea, variété.

Oggi sono convinta che la fisarmonica sia un vestito, mi consente di accedere al mondo dei suoni e di esprimermi con esso. Ma gli strumenti sono un mezzo, sono degli oggetti utili per comunicare con il linguaggio dei suoni, niente di più ; la musica è nella testa, non nell'oggetto. Per questo ritengo sia utile una certa poliedricitá strumentale, fare in modo che le persone possano suonare più di uno strumento e che possano avere un contatto fisico con esperienze strumentali diverse.

Quindi che cos'è la musica ? qualcuno ha detto: " è un gioco di bambini", tutto sommato confermo, la musica è un continuo gioco di esplorazioni, di ricerca, è una terapia psicologica e fisica, è un'esigenza profonda che tutti noi portiamo dentro.

La frequentazione di generi musicali diversi richiede un uso diverso dello stesso strumento. Un incontro o uno scontro?

Dipende dalla persona e dall'umore della giornata.... la pratica di generi diversi rappresenta una fonte di ricchezza inestimabile per il musicista, che in questo modo è obbligato a sforzarsi e a sviluppare una sensibilitá e un ascolto molto attento ai contesti sonori dove si ritrova.

E' come parlare il francese, l'inglese, lo spagnolo, il tedesco, il fiammingo e l'arabo. Anche lo strumento viene utilizzato in modo diverso a seconda di quello che si suona, ma non in virtù di chissá quali difficili tecniche , ma di un pensiero musicale con una certa direzione da seguire. Il resto va da sé. Questo significa mettersi in gioco, scontrarsi per incontrare quello che non si conosce e provare a sperimentarlo, anche se succede una catastrofe.

Diventa uno scontro vero e proprio quando la specializzazione di una persona in un unico genere lo vincola al punto tale da non aver più la flessibilitá e quindi la capacitá di incontrare altri stili e di modificare il proprio modo di suonare e l'utilizzo dello strumento.

Mi viene in mente un musicista classico standard vincolato a partiture, un jazzista che non sa suonare altro che il jazz, un musicista rock che non va oltre il rock e così via. Intendo dire che la musica di per sé non è a compartimenti stagni, ma è unica, universale, il mondo dei suoni è a disposizione di tutti, sta a noi saper "navigare" in mezzo a questi suoni senza contratture mentali e fisiche e saperli combinare. Questo non significa che un musicista non maturi la giusta ragione di scegliere un certo ambito musicale piuttosto che un altro per motivi x, ma dovrebbe essere un passo successivo, ovvero il risultato consapevole di un percorso, di un'esplorazione sonora e strumentale e non una selezione a priori, e quindi inconsapevole.

Miranda Cortes, musicista e fisarmonicista

Miranda Cortes

Raramente nelle tue performance, manca l' "improvvisazione"

Anzi c'è sempre di più! l'improvvisazione è una pratica molto antica della storia musicale umana, per me rappresenta un mezzo per poter essere e stare nella musica, un modo per presentarmi e per parlare con me stessa e con l'ascoltatore. Di solito inizio da un tema conosciuto o anche no, poco importa, e poi mi lascio andare, con un sentimento giocoso del vedere cosa succede. Per questo motivo le mie improvvisazioni musicali non richiamano esplicitamente un codice musicale piuttosto che un altro, è un momento personale nel quale chiacchero con i suoni.

Nel 2001 nasce La Frontera, gruppo musicale di cui sei fondatrice: qual è la vostra proposta musicale e la sua evoluzione?

Si, ho messo in piedi questa formazione perchè avevo voglia di condividere con altre persone la mia voglia di ricerca sonora, e ho incontrato dei musicisti veramente molto bravi che hanno saputo incentivare questa finalitá. I primi 2 Cd che abbiamo registrato insieme, "La musica dei Popoli" e "Mar Bianco" sono il frutto delle nostre ricerche etnomusicali; con il primo album abbiamo indagato le sonoritá sudamericane, celtiche, balcaniche, con il secondo abbiamo approfondito in modo particolare la musica mediorientale dell'area maghrebina e del vicino Oriente. Il terzo Cd "Ferme tes yeux" ( che significa: Chiudi i tuoi occhi) tratta ancora la ricerca musicale mediorientale , per la quale ci eravamo appassionati in modo particolare, ma vede anche l'inserimento di brani originali scritti da me e dal chitarrista Michele Pucci. Sempre per un proposito di ricerca , in questo cd, abbiamo inserito la collaborazione di Ferdinando Ravazzolo, in arte Efer-Dee, per la contaminazione di sonoritá e loops elettronici. Diciamo che la ricerca è stata fondamentale nell'evoluzione di questa formazione; il conoscere culture musicali differenti ci ha permesso di sviluppare una forte agilitá musicale e allo stesso tempo un'intensa originalitá , che sempre di più ci stimola a scrivere composizioni nostre.

Come si costruisce il tuo repertorio etnico? (ricerca e/o riproduzione, filologia possibile o no, e tutto quello che c'è e che ti va di dire)

Posso dire che il mio desiderio di conoscere e approfondire culture musicali differenti abbia influenzato il mio repertorio musicale. Tutto questo risale al contesto multietnico nel quale sono cresciuta; abitavo in Francia e fino agli anni dell'Universitá le mie amicizie erano legate a persone provenienti dal Congo, dal Senegal,dalle Antille, dall'Algeria, Marocco, Tunisia, Grecia, e così via.... Sono sempre stata a contatto con la multiculturalitá, e devo dire che quando mi sono trasferita in Veneto questo aspetto mi è mancato. Nei repertori che abbiamo preso in considerazione la fisarmonica c'era e non c'era. Laddove era presente, naturalmente la comprensione e l'assimilazione del fraseggio musicale è stato più accessibile. Nella musica mediorientale ho dovuto dedicarmi ad un lavoro più laborioso di riarrangiamenti soprattutto per i brani antichi suonati con strumenti tradizionali. Nel Maghreb e in Medioriente in genere, la fisarmonica venne utilizzata nella musica Ra?, cioè dagli anni '60 in poi, ma non è uno strumento protagonista come il violino, l "oud", le percussioni il flauto. Comunque, per una questione di coerenza ,con "La Frontera" non abbiamo fatto un lavoro di imitazione del materiale analizzato, il nostro obiettivo non era la filologia, perchè non sarebbe stato coerente con la nostra matrice culturale occidentale, cioè con le nostre identitá. Perciò spesso nei brani compare anche una nostra personale rielaborazione derivata dalla nostra formazione culturale e musicale.

Miranda Cortes, musicista e fisarmonicista

Miranda Cortes

Che relazione c'è tra la fisarmonica e le culture musicali del Mediterraneo?

La fisarmonica è giá presente in molte culture musicali del Mediterraneo, laddove non compare non è un grande problema perché la versatilitá timbrica e sonora di questo strumento gli permette di inserirsi agevolmente dappertutto.

Ritieni possibile e credibile - e come - l'esecuzione di un repertorio appartenente a culture diverse da quella di appartenenza?

Per quanto mi riguarda tutto è possibile...... comunque hai toccato un tasto interessante. Nella mia esperienza personale di musicista e con i La Frontera ho voluto sperimentare e capire questo aspetto. Qualsiasi musicista può immergersi in una cultura musicale cogliendone stile, tecniche, espressivitá, e in questo senso gli diventa possibile acquisire una certa confidenza musicale e grandi soddisfazioni. Si interpone però il fattore identitá, del dove siamo nati e dove siamo cresciuti. Per fare un esempio, un musicista flamenco italiano, pur nella sua bravura , non suonerá mai come un musicista flamenco gitano. La musica che ascoltiamo sin dai primi anni vita ci rimane scolpita nella mente. Però è anche giusto che sia così, altrimenti saremmo dei replicanti ; ognuno esprime con le proprie capacitá anche la cultura dalla quale proviene, e per questo motivo ognuno nella sua unicitá ha qualcosa da dire e diventa motivo d'interesse credibile.

Nel progetto musicale che chiami MirMusette, Omaggio a Jo Privat, viene rievocata la effervescente atmosfera della Parigi degli anni '40 e '50. Vorresti raccontarcela? E come si articola il tuo programma musicale in questa rievocazione?

E' il periodo d'Oro dell'Accordéon in Francia, Parigi era piena di locali, localetti, ogni luogo aveva le sue orchestre: fisarmonicisti con contrabbassisti, chitarristi manouche, violinisti, un periodo colmo di musica. Jo Privat, ma non solo lui, era un fisarmonicista celebre di quel periodo ,suonava anche con Django Reinhardt e continuò fino agli anni 70. Era un pioniere del Jazzmusette, cioè il ballo popolare musette contaminato dal jazz americano. Poi c'erano i "chansonniers" esistenzialisti come Piaf, Juliette Gréco, J.Brel, Brassens, Gainsbourg. Io sono molto affascinata da quel periodo perchè rievoca in un qualche modo una ereditá famigliare e anche un momento storico , nel quale le persone avevano voglia di incontrarsi per fare qualcosa insieme e ogni forma creativa trovava il suo spazio. Quando suono questo repertorio alterno sia brani strumentali che cantati e rievoco quell'atmosfera.

La tua intensa attivitá concertistica ti porta ad incontrare un pubblico molteplice, per gusti musicali e provenienza culturale. E' sempre possibile quella comunicazione diretta e profonda che la buona riuscita di ogni concerto richiede?

Il bello è che non si sa mai a che cosa si va incontro! Però un criterio fondamentale esiste: occorre stabilire una relazione con il pubblico, per questo il musicista diventa il tramite tra informazioni sonore e ascoltatori e ha la responsabilitá di favorire un ascolto attivo, una partecipazione degli spettatori. La partecipazione può essere pluriforme, suscitare sentimenti di consenso o di dissenso, l'importante è che non produca noia e sonnolenza, ovvero indifferenza. Quando le persone vengono a complimentarsi con me alla fine dei miei concerti, m'interessa capire se è avvenuto questo meccanismo e chi mi dice : "sembrava che la fisarmonica parlasse" mi rende felice. Di per sé il musicista o il compositore è figlio del suo tempo, non inventa niente, lui non fa altro che combinare, contaminare quello che c'è giá e trasmettere. Diceva bene Lavoisier "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma".

Progetti in preparazione?

I progetti ce ne sono......sono diversi sia in ambito musicale che in ambito didattico. Sto preparando una pubblicazione didattica che permetta di avvicinare il percorso formativo dei più giovani a culture musicali diverse da quella classica-contemporanea, in modo da proporre ai giovani musicisti una più ampia scelta di apprendimenti tecnici espressivi. Dal punto di vista musicale ho scritto dei brani strumentali e cantati che vorrei riuscire a pubblicare in un Cd appena possibile ; dovrebbe uscire tra poco il disco che ho registrato con la mia compagna di viaggi Marianne Wade, violinista, è un duo al quale tengo in modo particolare perchè abbiamo sviluppato una speciale complicitá musicale. Insieme esploriamo il repertorio di confine tra trascrizione classica e dominio pubblico. Infine con il compositore di musica elettronica Ferdinando Ravazzolo stiamo lavorando insieme ad un nuovo cd.